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Monumenti Aperti: piccoli scrittori sbocciano!

Da ormai diversi anni è tradizione per la nostra scuola partecipare alla manifestazione Monumenti Aperti Quartu.

Per i ragazzi è un’occasione eccezionale di crescita. L’impegno è notevole: durante i mesi di aprile e maggio bisogna preparare i ragazzi ad esporre, ma sopratutto coinvolgerli completamente nell’allestimento e nella gestione dello spazio che la scuola ha deciso di”adottare” per i due giorni della manifestazione.

Quest’anno si è aggiunta una nuova esperienza. Da un bellissimo stage tenuto dallo scrittore per ragazzi Luigi dal Cin, per gli insegnanti che lavorano per Monumenti Aperti, è nata l’idea di far scrivere agli allievi dei racconti ispirati e ambientati nel monumento aperto dalla scuola.

E’ nata quindi una piccola raccolta di racconti.

A titolo d’esempio ne pubblico uno di seguito.

Racconto d’avventura

Quel lungo, lunghissimo giovedì.

Lo ricordo come se fosse ieri. E non è un modo di dire. E’ proprio così, eppure a quell’età di avventure ne capitano parecchie. Un giorno sei in bicicletta magari arrivi fino allo stagno dove c’è un pezzo di campagna. Un giorno sei a giocare al mare, un giorno sei… chissà dove sei!

Quel giorno eravamo per strada, a molti di noi i genitori avevano ritirato la bici. Una punizione, perché avevamo preso un voto non sufficiente in italiano o in storia, o in geografia. Non ricordo.  

Eravamo in 7, a piedi, anzi il più piccolo di noi, Davide era con i pattini, mentre Tommaso aveva lo skate, ma non ci saliva, lo teneva sotto braccio, ancora non ci sapeva andare e si vergognava.

Era giugno. La scuola stava per finire. Ancora pochi giorni e saremo stati tutti al mare, sulla spiaggia, il nostro luogo d’incontro estivo, la nostra palestra di vita.

 Ma torniamo a quel giorno, quel lunghissimo giovedì. Eravamo tutti in piazza davanti al comune, dove la città mostra il suo lato più brutto: un brutto palazzo del Comune, in una piazza sventrata per fargli posto, qualche bel portale di casa antica, il ricordo di un passato più povero ma sicuramente più dignitoso.

Eravamo seduti in piazza. Ma in un attimo si è sparsa la voce che lì vicino c’era una casa abbandonata. Abbandonata da poco e quindi piena ancora di cose.

Immediatamente la nostra fantasia si è accesa e in quella casa c’era di tutto. Secondo noi. Magari anche biciclette. E motorini. E altri nostri sogni.

Pochissimi minuti e ci siamo spostati, veloci come un colpo di vento che fa sbattere una porta, che fa un rumore sordo. Lo stesso rumore che abbiamo sentito quando Tommaso è caduto giù dalla botola in quella maledetta casa dove eravamo entrati, a cercare i nostri sogni.

E dove invece è terminata l’infanzia spensierata e ingenua.

Ricordi come fotogrammi. Uno dopo l’altro.

Prima Tommaso corre con il suo skate nel cortile. Tutti ridono. E vestito con i jeans corti e una felpa bianca slabbrata, come spesso le porta lui.

Lui è bello, un attore di Hollywood, già in terza media lo notavi, gli occhi blu e le labbra carnose, più di una femmina, ma della femmina non aveva niente. Era bello e basta.

Tommaso un attimo è lì sullo skate. Poi lo parcheggia entra nel granaio, c’è una scala. La scala di servizio. Porta al piano superiore, è visibilmente pericolante. Tommaso fa i primi gradini. Cedono, lui ride, ci guarda dall’alto. Gli scricchiolii sono sempre più forti. Sale fino a su.

Dieci, quindici gradini di legno. E ‘ arrivato al piano di sopra, tutto bene. Saliamo anche noi. Dall’alto la vista è magnifica, sui tetti, sul Poetto, sulla città.

Scendiamo dalla scala interna del palazzo, è molto bello, pieno di mobili, scatole, libri, vasi, c’è buio ma si vede abbastanza da capire che è una casa di gente ricca. La scala mi colpisce è in ferro battuto, lavorata finemente, le pareti sono affrescate, con disegni bellissimi.

Biciclette e motorini nulla.

A quel punto potevamo andare, invece no. Potevamo uscire, invece no. Restiamo perchè forse nel granaio ci sono nascoste biciclette, motorini…

Allora Tutti al granaio!!

 Tommaso è il primo che arriva, gli altri si fermano in una strana saletta, dove ci sono degli sportelli di legno antico, una scrivania antica, un sacco di timbri, di oggetti antichi, belli.

 Sembra un ufficio postale. E’ un ufficio postale, qualcuno lo dice, lo sa, perché suo nonno glielo ha raccontato.

Tommy è ancora più bello del solito, ora la luce dorata gli illumina gli occhi blu scuro. Come il mare, come quel mare dove fra poco saremo andati. Ma Tommaso, l’avrebbe rivisto dopo un po’ di tempo. Molto tempo.

Ora è sullo skate, fa un salto, un salto grande. Ora atterra, pensiamo tutti.

Atterra e andiamo via da questa casa maledetta. Dove ci sono troppi pericoli per un gruppo di ragazzini, che credono di essere grandi. Ma grandi non sono.

Atterra, ma su una botola. Di legno leggero e tarlato. Lo scopriremo dopo. Non regge il peso. Tommy ha 13 anni, è magro, è alto. Non è un fusto, ma per far crollare quella maledetta botola ci voleva davvero poco.

Crolla. Sprofonda. E con la botola, Tommy va giù.

Dopo sono solo urla e corse. I grandi che arrivano, una signora che ha il negozio lì davanti arriva per prima. E’ lei a chiamare l’ambulanza.

Tommy lo rivediamo alcuni giorni dopo. In ospedale. E’ in coma.

Coma Farmacologico ci spiegano che cosa è. Ce la farà. Dopo due mesi lo rivediamo a casa sua. Sta meglio. Dovrà fare riabilitazione, dovrà fare terapia. Ma ce la farà.

Quella maledetta botola in quella maledetta casa non ha distrutto la sua voglia di vivere. E’ stato solo un lunghissimo giovedì.

          Noemi

 

 

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